L’Italia e la primavera araba: premiata fabbrica di clandestini

L’Italia e i migranti: la nostra è la storia di un Paese per la sua posizione geografica vocato ad “accogliere”, ma che da sempre lo fa male, improvvisando, con politiche che producono il contrario di quanto dovrebbero. Producono iniquità, povertà, sofferenze. Questo dossier offre articoli e materiali per orientarsi meglio nel continente-migrazioni. Davanti abbiamo una scadenza, il 31 dicembre, quando scadrà il cosiddetto “decreto Libia”, ultimo esempio di una politica perennemente emergenziale.

La storia di questi ultimi mesi è questa: a fronte della primavera araba e del “fiume umano” evocato dall’allarmismo dell’allora ministro dell’Interno Maroni, il 12 febbraio 2011 venne dichiarato lo stato di emergenza con decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e, come troppe altre “emergenze”, anche questa venne affidata alla Protezione Civile. Il 18 febbraio la Protezione Civile ordinò un primo stanziamento di 15 milioni di euro, destinati alla Croce Rossa italiana, individuata con Unhcr e Oim come organizzazione deputata all’accoglienza e al monitoraggio. E qui sorsero le prime polemiche: perché il “fiume” non si manifestò e il numero di arrivi non legittimò l’attribuzione alla Protezione Civile di compiti in genere gestiti dal ministero dell’Interno; e perché la Croce Rossa, in termini di migrazioni, ha in genere agito come soggetto privato, partecipando a gare, per esempio, per i servizi all’interno dei CIE e dei CARA. Altre polemiche seguirono, perché gli appelli all’Europa da parte del governo Berlusconi si manifestarono privi di ragioni: Francia, Germania e Gran Bretagna gestivano numeri di migranti decisamente maggiori dei nostri. Infine, eccoci alla creazione del “sistema” per affrontare l’emergenza: di fatto, una spartizione su basi regionali (tot abitanti, tot migranti accolti) dell’umanità in arrivo. Vogliamo dirlo? Una spartizione del capitaletto che ciascun migrante portava con sé, quei 1200 euro mensili destinati al suo mantenimento.

“Scandalo profughi” titolava il 18 ottobre scorso l’Espresso in copertina. L’inchiesta ha disegnato il quadro di sprechi e raggiri che, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, si estende in tutta Italia: alberghi vuoti causa crisi che hanno registrato l’esaurito, quarantenni fatti passare per minori per incassare il sussidio doppio. Un miliardo e 300 milioni di euro spesi per assistere donne, uomini, bambini in fuga da una terra lacerata da una guerra civile e dagli altri paesi della “primavera araba”. Spesi però così male (così artatamente male?) da finire per finanziare albergatori e cooperative dagli scrupoli scarsi o nulli . Risultato: il primo gennaio altri 20.000 migranti finiranno per strada, senza permesso né lavoro e senza conoscere l’italiano, un altro contingente di clandestini, costretti a lavorare in nero, oppure a mendicare o a finire nelle mani della criminalità organizzata.

Inevitabile? Oppure si può procedere diversamente? Qui i materiali per capirlo.

Leggi la sintesi dell’Istat sugli immigrati non comunitari residenti in Italia (25 luglio 2012)

 

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