LIVING TOGETHER, DIFFERENTLY

Massimo Rosati

Docente sociologia generale Università di Roma Tor Vergata

Un cantiere senza progetto

Libri.

Il secondo Rapporto sull’Italia delle religioni rappresenta un utile strumento di conoscenza della realtà del variegato mondo delle religioni in Italia e, non meno di ciò, offre significative ragioni di riflessione. L’Introduzione di Paolo Naso e Brunetto Salvarani, concisa e ficcante, propone una chiave di lettura dello stato dell’arte pienamente condivisibile e capace di individuare, con pochi tratti, le questioni sul tappeto.

Il primo Rapporto sull’Italia delle religioni aveva per titolo Il muro di vetro. L’immagine voleva restituire il quadro di un Paese in cui diverse religioni andavano a rendere più complesso il tradizionale paesaggio religioso, fatto di un cattolicesimo certamente plurale al suo interno, ma sostanzialmente detentore del monopolio. A fronte di un crescente pluralismo, tuttavia, i diversi attori in campo vivevano gli uni accanto agli altri senza riuscire a interagire tra loro, né sul piano delle pratiche né su quello della reciproca conoscenza ‘teologica’. Un muro di vetro insomma separava attori pure sempre più visibili gli uni altri. Tre anni dopo, il panorama è solo parzialmente mutato.

Un cantiere senza progetto (Emi 2012) raccoglie le migliori firme di studiosi delle religioni in Italia, per descriverci una scollatura tra la periferia della società, da un lato, in cui emerge un quadro ricco e articolato, spesso invisibile perché ignorato dai mezzi di comunicazione di massa, in cui si sperimentano modalità di integrazione sociale, forme di gestione delle diversità religiose – nelle scuole, nei luoghi di culto, nelle sedi del dialogo interreligioso – che mostrano lavori in corso, alacri tentativi di costruire un edificio nuovo, con mattoni nuovi e nuovo cemento, e un centro della società, dall’altro, rappresentato dalla politica e dalla cultura, incapace di dare forma e progetto a quel che la periferia va elaborando. Al di là delle molte informazioni che il Rapporto mette a disposizione, questo è l’elemento più interessante di riflessione: l’Italia delle religioni è un cantiere senza progetto, perché a fronte del fermento che anima la periferia della società, una politica bloccata risulta incapace di organizzare in modo nuovo e coerente le forze che il sociale va generando. Molte forze remano contro la messa in forma di un nuovo edificio: un certo conservatorismo cattolico, che vive la sindrome del fortino assediato, e stenta a rinunciare al privilegio acquisito che veniva da una condizione di monopolio, sul piano istituzionale come su quello degli atteggiamenti degli italiani, che malgrado una crescente distanza dalla Chiesa cattolica mantengono in larga maggioranza una identificazione culturale con il cattolicesimo che porta a vivere la presenza di altre culture e religioni come una minaccia; una certa co-responsabilità delle “centinaia di variegate e talora frammentate comunità di fede cresciute in questi anni sotto il cielo d’Italia” (pp. 19-20) che almeno in alcuni casi “stentano ad aprirsi positivamente al confronto con la cultura, le istituzioni e le altre confessioni religiose presenti in Italia” (p. 20); la cultura, complessivamente disattenta alle questioni e dinamiche multireligiose e interreligiose, e poco sensibile nei confronti del nuovo panorama postsecolare; ma soprattutto la politica, indisponibile in alcune componenti e incapace in altre di dare vita ad un vero progetto pluralista, di mettere in campo una politica del pluralismo religioso. Esistono paesi, sostengono i curatori, che nascono pluralisti, e altri che sono diventati pluralisti, non senza doglie dolorose; “l’Italia, invece, non ha ancora scelto da che parte collocarsi: da una parte resistono le antiche suggestioni di un regime di cattolicità ormai fuori dal tempo massimo ed estraneo alla Costituzione repubblicana, mentre dall’altra fatica ad affermarsi l’idea che anche il nostro possa essere un paese come gli altri, in cui l’appartenenza religiosa (quando c’è) si possa declinare in forme diverse a articolate” (pp. 17-18). Il primo passo, dai curatori (e da chi scrive) giudicato discriminante perché il cantiere possa darsi un progetto è il varo di una legge organica sulla libertà religiosa; “la sfida dell’Italia delle religioni resta di fronte a noi: ed è quella di un progetto organico in grado di dare ordine, prospettiva e forza al cantiere del pluralismo religioso che si è aperto e che cresce operoso – nonostante tutto – anche nel nostro paese” (p. 20). The Home We Build Together, come recita il titolo di un libro di Jonathan Sacks discusso settimana fa, è il compito che ci attende. In periferia si lavora, dal centro si attendono segnali.

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