MEDIAPOL

Alberto Ferrigolo

Giornalista

Quel riflesso condizionato

Forse ha ragione da vendere il professor Ernesto Galli della Loggia, che nel fondo sul Corriere di mercoledì 12 dicembre, mette in guardia gli avversari di Silvio Berlusconi, nella fattispecie il Pd e il centrosinistra tutto, dal non indulgere nel “riflesso condizionato” dell’antiberlusconismo ad oltranza, che potrebbe restituire a Berlusconi medesimo l’arma per rimontare lo svantaggio dei consensi accumulato. Potrebbe aver persino ragione. Del resto il centrosinistra in tutti questi anni, per un verso o per l’altro, ha avuto come peggior nemico proprio se stesso. E anche oggi le avvisaglie non mancano.

Evitare la spettacolarizzazione del conflitto, mette in guarda Galli della Loggia. Offrire allo stesso Berlusconi meno pretesti possibile per radicalizzare lo scontro («che per lui vuol dire giocare la carta dell’anticomunismo»). Già. Dovrebbero abbassare i toni i tanti leader del centrosinistra, a cominciare dallo stesso Bersani e via giù per li rami. E poi anche gli alleati di Bersani e impostare tutti insieme una campagna elettorale basata sui contenuti, le proposte, il confronto che rintuzza anche le sparate alte e le bordate dell’avversario in maniera composta. Già. Ma c’è una variabile. Quale? Il sistema dell’informazione. A cominciare dai talk show, passando per i giornali e giù per Facebook e poi da ultimo Twitter che sono ormai diventati mezzi di radicalizzazione di massa che vivono sul conflitto dell’un contro l’altro armati. Talvolta anche violento. Sia detto, fanno il loro mestiere. Sollevano le contraddizioni. Vigilano. Ma più spesso sono proprio i giornali che aizzano. E spettacolarizzano. Dalla cronaca alla politica, passando anche per il gossip. Da Cogne in poi… Tanto che a volte vanno anche oltre, scegliendo gli interlocutori ad arte proprio per far scorrere il sangue nell’arena, ciò che produce l’innalzamento dell’Auditel che è finalizzato alla ricaduta pubblicitaria, proporzionale all’indice degli ascolti. Anche i media dovrebbero adeguarsi o fare le proprie riflessioni con i relativi mea culpa per tutti questi anni di sovraeccitazione.

Così come lo dovrebbero fare, una volta tanto, anche quegli intellettuali che per quasi vent’anni sono stati il “coro” del Cavaliere, l’hanno sostenuto, incoraggiato, offerto consigli e sbeffeggiato tutti gli altri perché è il gioco dell’alternanza, non è un pericolo per la democrazia, anzi le fa bene, è la sinistra che vede fantasmi dappertutto, siete poco moderni e via di questo passo… Riflesso condizionato…? Salvo poi cambiare posizione, ricredersi, passare persino dall’altra parte, quella della critica e pure del dileggio, talvolta, senza mai fare una piega. O un’autocritica. E ammettere che almeno una volta nella vita si sono sbagliati nel giudizio. Non occorre scusarsi, ma ammettere l’errore. Sarebbe un bel gesto. Una forma di risarcimento per l’opinione pubblica. Non basta invocare la responsabilità civile dei magistrati. Ci vorrebbe pure per gli intellettuali….

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