IL SOTTOSCRITTO

Gianni Bonina

Giornalista e scrittore. Vive a Catania. Ha pubblicato saggi di critica letteraria, romanzi, inchieste giornalistiche e reportage. È anche autore teatrale. Scrive su la Repubblica-Palermo.

Quando i giornalisti fanno pubblicità e non informazione

I giornalisti italiani sono tenuti a tenere ben distinte informazione e pubblicità. Elementari regole deontologiche li obbligano ad astenersi dall’intervenire in campagne promozionali, propagandistiche e pubblicitarie, sicché l’Ordine professionale è in dovere di controllare che il limite dell’esercizio dell’attività giornalistica non sia superato rendendo la notizia di un fatto la réclame di un prodotto, per cui apre procedimenti disciplinari a carico di quanti fanno pubblicità pensando di fare informazione. E’ peraltro uso comune da parte dei giornali segnalare ai lettori gli articoli e le pagine che rientrano nella categoria delle “informazioni pubblicitarie a pagamento”. Ne discende che un giornalista non può prestare il suo nome, la sua faccia e la sua attività al servizio di iniziative promozionali che competono al solo editore. Il quale può trovare vantaggioso servirsi di nomi noti del proprio giornale per raggiungere i lettori e convincerli ad aderire per esempio a campagne di abbonamento.
E’ quello che fa il Corriere della sera. Una sua giornalista ha diffuso un’email a quanti hanno dismesso l’abbonamento digitale per convincerli a rientrare. E ciò ha fatto esaltando – cosa legittima – il proprio giornale e nello stesso tempo cercando di portare soldi – cosa indebita – nella tasche del suo editore. Ecco il testo dell’email.

Caro Lettore, mi chiamo Fiorenza Sarzanini e lavoro al “Corriere della Sera”. Meglio: sono orgogliosa di essere una giornalista del “Corriere della Sera”. Un grande giornale, una comunità che si muove e cresce sulle piattaforme digitali.
Ecco perché è importante conoscersi e incontrarsi. E noi possiamo incontrarci proprio qui, su questi strumenti: come l’edizione digitale del nostro giornale, la Digital Edition, ed il nostro sito con i suoi aggiornamenti su tutti i dispositivi. Strumenti che stanno diventando giorno dopo giorno un punto di riferimento per voi lettori e per noi che ci sentiamo al vostro servizio.
Io mi occupo di cronaca giudiziaria, seguo le vicende legate al terrorismo, alla sicurezza, ai flussi migratori. Su questi argomenti il dibattito politico è vivo, così come l’attenzione dell’opinione pubblica. Perché anche e soprattutto su questi temi si gioca il presente e il futuro del nostro Paese.
Noi continueremo a seguirli con il massimo impegno, sicuri che l’affidabilità del nostro giornale e delle nostre edizioni digitali rappresentino una forza che voi certamente continuerete ad apprezzare. Perché abbonarsi al Corriere equivale a dire: io ci sono, e sono con voi. E questa, in fondo, è l’unica cosa che davvero conta nel rapporto tra lettori e redazione.

Non è certo né apprezzabile né conducente dichiararsi orgogliosi di servire il proprio datore di lavoro, con trovate che puntano a circuire il lettore facendolo sentire altrettanto orgoglioso di immaginarsi al fianco dei giornalisti impegnati sul duro fronte del miglioramento del mondo. Né può piacere che l’editore usi i giornalisti perché appaiono più persuasivi che non gli addetti dell’ufficio abbonamenti del Corsera. Ma così si tradisce sia la qualità dei giornalisti che la libertà dei lettori. E che tutto ciò promani dalla prima testa nazionale dà la misura della piega per nulla commendevole che sta prendendo la stampa italiana.

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