LA GUERRA DEI TRENT'ANNI

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Perché iscriversi a Filosofia. Una risposta a Diego Fusaro

Nel blog Solferino 28, che il Corriere della Sera online dedica al racconto di sé dei “ventitrentenni”, appare in data 26 Settembre un breve intervento del più noto giovane che si occupa di filosofia in Italia, Diego Fusaro, a soli 29 anni già affermato ricercatore presso l’Università Vita-Salute di Milano. Tema del post in cui viene interpellato è “Perché ha senso iscriversi a filosofia (anche per trovare lavoro)”. La brillante risposta a questo quesito, oltre al già molto frequentato “una laurea in filosofia serve a non fare domande come queste”, ce la fornisce lo stesso Fusaro. Iscriversi a Filosofia è innanzitutto rispondere a una chiamata, ossia è una vocazione (Weber, il Beruf etc), inoltre “è un atto di coraggio, di dissenso verso il nostro mondo nichilista, che seppellisce valori, credenze e tutti i cardini della civiltà a favore della merce. Ognuno di noi, potenzialmente, è un filosofo, quindi può metterlo in discussione. Può decidere di non accontentarsi delle (poche) possibilità di emancipazione che il sistema gli offre, e di cercare le proprie, rifiutando il sistema”. Infine, e sembrerebbe una contraddizione, aiuta a “lavorare in azienda”, o comunque aiuta a trovare un impiego entro il primo anno dalla laurea, posto che gli studi siano stati compiuti con profitto, ossia “in un buon ateneo, con professori noti” e possibilmente avendo avuto “un buon maestro”.

Nulla di personale contro Fusaro, a cui auguro una carriera ricca di successi e di cui riconosco il valore come studioso (anzi, che invidia!). Solo, viene da chiedersi, ma bisogna per forza essere degli alternativi che però non si vedrebbero male in giacca e cravatta come direttori del personale per iscriversi a questa Facoltà? Il gioco di fare della Filosofia una disciplina diversa da tutte le altre, per cui ci vanno anche delle qualità morali e personali per iscriversi, non mi piace. E non mi piace un laureato in filosofia che deve per forza cambiare il mondo, rovesciare il sistema, essere in dissenso. La filosofia, disciplina dell’intelligenza e non della volontà, serve a conoscere: le dottrine dei grandi pensatori e dunque, forse, anche molto della nostra società, dei nostri tempi, di chi siamo e soprattutto da dove veniamo. Serve anche per acquisire delle nozioni tecniche, che ci aiutano a chiarire a noi stessi ciò che pensiamo, e che sono come un busto che sorregge e dà sostanza alle nostre opinioni. E molto altro. Ma smettiamola di mettere questo maquillage di straordinarietà, piuttosto la filosofia ha discipline sorelle e sarebbe più utile saper dialogare, che rinchiudersi in questa campana di vetro della vocazione. Chi ha intenzione di iscriversi a filosofia non dovrebbe pensare al seminario (la vocazione!), ma ai laboratori scientifici. Ed avere tanta umiltà…

Jacopo Francesco Falà

  1. Per tutti, velocemente: i docenti di storia&filosofia che eventualmente disincentivino l’iscrizione dei propri studenti alla Facoltà di Filosofia non sono stoltamente asserviti allo scientismo. inoltre, considerare sacerdoti del tecnica coloro che si dedicano alle discipline produttive determina un’implicita esclusione -e contrapposizione- del pensiero filosofico con le altre scienze. al contrario, la filosofia dovrebbe sincretizzarsi con esse.
    I docenti di storia&filosofia dei licei sono determinati ad insegnare il pensiero critico -cos’altro è la filosofia?- piuttosto che riempire le accademie dove si esercita in tanti casi l’arte dell’asservimento al sistema -di pensiero!-.
    http://www.nicolatenerelli.it

  2. Fusaro, da buon discepolo di Croce, non ha perso la ghiotta occasione di denigrare la cultura scientifica a scapito di quella umanistica (alla faccia di Marx, altroché). Ma le vere rivoluzioni sono nate nei laboratori, non nei libri di Fusaro. Le vere rivoluzioni del pensiero sono state l’evoluzionismo (cui proprio Marx guardava con ammirazione e sano spirito critico), l’era digitale e tutto quello che via via le scoperte scientifiche, la medicina e le nuove tecnologie hanno fornito (inascoltate in Italia) alla filosofia. Se oggi facciamo dibattiti sul “fine vita” e sul concetto di “persona” non lo dobbiamo a Croce o Fusaro, ma alle scienze. Feynman, Einstein, Gould, Asimov, Fermi, Bohr, Bacone, Galilei, Reichenbach, Peano, Russell… solo per citarne alcuni, hanno posto domande importanti e talvolta ancora irrisolte. Fusaro sta al San Raffaele (giusto perché è marxista eh…) a lambiccarsi con Croce, uno cioè che non aveva capito una fava già un secolo fa.

  3. E’ in parte condivisibile. “La filosofia ha discipline sorelle e sarebbe più utile saper dialogare”! Non mi piace che non gli piace un laureato in filosofia | (che deve! ?), (per forza!?) | che, se capace, Marx docet, DEVE impegnarsi a cambiare il mondo, rovesciare il sistema, essere in dissenso. Diventa per ciò quel “accidente” biologico nella emancipazione e crescita della società umana.
    Se ci sentiamo partecipi di quel grande viaggio o avventura del brodo che si fa vita e anela alla conoscenza dei “PERCHE’.
    Ora vedo a leggere la risposta di Fusaro al terzo articolo.

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