IL SOTTOSCRITTO

Gianni Bonina

Giornalista e scrittore. Vive a Catania. Ha pubblicato saggi di critica letteraria, romanzi, inchieste giornalistiche e reportage. È anche autore teatrale. Scrive su la Repubblica-Palermo.

La raccomandazione di Musumeci

La differenza fra Saro Crocetta e Nello Musumeci, entrambi governatori della Sicilia, è che il primo non fece due cose che ha fatto il secondo: non ha avuto nessun cugino, nipote o parente assunto da un deputato del Megafono e non ha detto di non occuparsi dei collaboratori scelti da qualcuno di essi. Fece forse di peggio, come chiamare nello staff presidenziale con mansioni direttive un ragazzo di colore preso dalla strada e nominare assessore una sciatrice settentrionale presa dalla sua segreteria, ma lasciò la sua famiglia a Gela. L’attuale governatore, nel solco della più giansenista osservanza della legge (che quando viene applicata al limite del suo dettato equivale a violarla, com’è mancare il bersaglio se si scaglia la freccia oltre, per ripensare a Montaigne), ha fatto dello spoils system il suo primo precetto, ha esonerato i presidenti delle partecipate cacciando addirittura Antoci dal Parco dei Nebrodi, compiacendo così la mafia, e ha dato via libera alle assunzioni clientelari solo non vietandole.
Così Giorgio Assenza, deputato comisano di Diventerà bellissima, avvocato della destra sociale prestato alla politica più che votato ad essa, nel vero quando dice che economicamente non ha fatto un affare a trascurare lo studio legale, amico fraterno e di lunga pezza di Musumeci, da averlo ospitato in estate nella sua casa a mare, uomo insomma fidedegno e incapace di concepire il solo pensiero di una violazione di legge, si è procurato uno scivolone assumendo, come questore dell’Ars, la compagna del figlio di Musumeci fino al 31 dicembre. Uno scivolone che, se si è andato a cercare da solo, senza nulla far sapere all’amico governatore, ha fatto danni più all’amico perché a dovere dare spiegazioni non è stato chiamato Assenza ma Musumeci, il quale gesuiticamente si è proclamato estraneo alle scelte del personale da parte del suo partito. Se così fosse davvero, Assenza si è allora voluto rendere gratificabile prendendo un’iniziativa autonoma e scegliendo tra le decine di migliaia di giovani alla stessa stregua proprio la parente dell’amico che dunque conosceva già da prima e che perciò deve a lui e non al suocero i 1300 euro che avrà in base a competenze riscontrabili in qualsiasi altra ragazza siciliana.
Lasciando di valutare se sia più censurabile l’iniziativa autonoma o quella suggerita, la questione solleva un interrogativo: perché anche le persone migliori, che godono della maggiore stima e vantano pure modi fatti per suscitare simpatia, arrivati a gestire un minimo di potere discrezionale, si fanno vincere dalla tentazione di sfruttarlo a loro piacimento e tornaconto? Parliamo di Assenza, nella cui fedina politica e professionale, zeppa di moltissimi punti-qualità, è ora apparsa una piccola spunta nera, appena un neo quasi invisibile, che però è il caso di tenere sotto controllo.
Di Musumeci non occorre fare cenno. Uomo avvezzo al potere, divenuto governatore ha lasciato passare cento giorni (chiedendone mille prima di dare risultati, quando nel 2013 a Crocetta non ne diede nemmeno trenta senza accusarlo di immobilismo) facendo ammuina e disegnando mappe personali dei propri schieramenti di sottogoverno. Se nulla ha saputo davvero della nuora, supponendo che lei e il figlio volessero fargli una bella sorpresa, nulla ha nemmeno fatto per impedire a chiunque, anche agli amici più stretti come Giorgio Assenza, di reiterare costumi del passato che da tutti i palchi e i pulpiti per primo ha esecrato e giurato di consegnare ai misfatti dei vecchi governi. Dichiarando di non occuparsi delle scelte dei collaboratori dei suoi deputati, ha legittimato proprio quel costume così odioso della parentopoli – in questo caso amicopoli – quando avrebbe fatto un beau geste davvero se avesse dichiarato, appresa la notizia, di aver subito invitato amico e nuora a fare entrambi un passo indietro. Piuttosto ne ha fatto lui uno avanti, del tutto fuori luogo, ricordando di avere i figli disoccupati perché “il papà non li ha mai raccomandati”: statuendo quindi che in Sicilia, come in realtà è sempre stato, il primo mezzo di accesso nel mondo del lavoro resta la raccomandazione, che lui potrebbe dunque adottare, solo a volerlo. Perciò ora sappiamo che Musumeci ha i figli disoccupati ma che tali non saranno quando deciderà, da buon padre premuroso e attento, di raccomandarli da plenipotenziario politico. Nel frattempo, facendo sapere che non si occupa di assunzioni di collaboratori all’Ars, ha fatto anche capire che, com’è stato per la nuora, se qualche altro deputato vorrà guadagnare la sua attenzione non avrà che da muoversi contattando qualcuno dei figli, ovviamente a sua insaputa.

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