IL SOTTOSCRITTO

Gianni Bonina

Giornalista e scrittore. Vive a Catania. Ha pubblicato saggi di critica letteraria, romanzi, inchieste giornalistiche e reportage. È anche autore teatrale. Scrive su la Repubblica-Palermo.

La misteriosa lite tra Bufalino e Consolo

La sera del 18 settembre di quattro anni fa Franco Battiato, intervistato da Mario Andreose a Pordenonelegge sulla figura di Gesualdo Bufalino, rivelò quanto l’autore di Diceria dell’untore aveva detto di Vincenzo Consolo: “Questo l’ho cancellato anche dalla lista dei miei nemici”. La frase, nuova al pubblico friulano che rise perciò di gusto, compare nelle voci di Wikipedia su entrambi gli scrittori, segno che sono della stessa mano, tant’è che uguale è la motivazione addotta: l’invidia dello scrittore messinese nei confronti di quello comisano per essere stato scalzato nella considerazione di Leonardo Sciascia. Un’invidia che sarebbe stata quindi fonte di qualche contrasto sfociato in uno scontro tale da far dire a Bufalino, come riferì Battiato a Pordenone, “una cosa terribile”.

Battiato partecipò al festival letterario per presentare in anteprima il suo docufilm Auguri don Gesualdo, appena pubblicato da Bompiani, e poté rivelare la “cosa terribile” perché era stato proprio in sede di realizzazione del documentario che l’aveva sentita dire al critico letterario Antonio Di Grado, il quale nel Dvd racconta che Bufalino, in merito a “un famoso scrittore con il quale non c’era un rapporto di reciproca simpatia, e che anzi lo aveva ripetutamente attaccato”, gli aveva confidato di averlo cancellato pure dalla lista dei suoi nemici. Di Grado non fa il nome del famoso scrittore ma evidentemente lo rivela a Battiato che a Pordenone cita appunto Consolo.

La frase piace tanto a Battiato che la riferisce a Manlio Sgalambro, sicché quando nello stesso mese di settembre esce un disco di Milva, Non conosco nessun Patrizio, parole di Sgalambro, musica di Battiato, la cantante emiliana così canta: “Mia madre mi ha chiesto di te e le ho detto che ti ho cancellato anche dalla lista dei miei nemici”. Il filosofo recentemente scomparso si è perciò impossessato di un aforisma, o epigramma che sia, non suo e lo ha riutilizzato per Milva.

Ma quando e perché Bufalino avrebbe detto la “terribile” frase? Bufalino muore nel 1996 e fino al 1989 è documentata un’amicizia tra Bufalino, Consolo e Sciascia prova della quale è il Trittico messo in scena nel 1989 dal teatro Stabile di Catania dove erano in programma tre pièces dei tre autori passati come la “grande triade” del Novecento siciliano. Peraltro del 1988 sono due cartoline che la vedova Consolo, Caterina Pilenga, ha ritrovato nel carteggio tra Bufalino e Consolo risalente al 1982 e fatto di cartoline di auguri e di saluti. L’ultima è di Bufalino e dimostra una sincera amicizia.

Quindi la rottura deve essere avvenuta solo dopo il 1989, che però è l’anno in cui muore Sciascia, per cui non si giustifica più l’invidia di Consolo per il rapporto privilegiato che aveva con Bufalino, ammesso che ci sia mai stato: cosa che sembra da escludere perché l’amicizia tra Sciascia e Consolo risaliva agli inizi degli anni Sessanta ed era perciò a prova di ogni possibile invidia. Né si può immaginare che Sciascia, mentore di entrambi, avrebbe mai permesso che i due entrassero in conflitto. Del resto Caterina Pilenga dice che Bufalino quando andava a Milano per controlli medici, divenuti necessari soprattutto dopo il 1990, si fermava a pranzo con lei e il marito, così come era stato quando era ancora vivo Sciascia: “Si dicono tante cose. A me non risulta alcuno screzio tra i due, che sono stati sempre amici, tanto che Bufalino gli scriveva indirizzando nella casa di Via Volta da dove abbiamo traslocato alla fine del 1995”.

Del forte legame di amicizia che univa Bufalino e Consolo è testimonianza anche una celebre foto dell’estate 1982 di Giuseppe Leone in cui si vedono con Sciascia ridere quasi alle lacrime. Ma si hanno anche interviste successive al 1990 in cui Consolo si esprime in termini non ostili nei confronti di Bufalino. Tuttavia essendo Antonio Di Grado uomo degno di fede, ancorché le circostanze fattuali spingano a negare una rottura, è necessario, al di là di ogni cascame figlio del pettegolezzo, sapere quale torto Consolo avrebbe fatto a Bufalino per meritarsi un disprezzo così perentorio da apparire inverosimile in un uomo pacato e timidissimo come Bufalino. Che ci sia un equivoco al fondo della vicenda? Inverosimile è anche il fatto che Bufalino, autore di più libri di aforismi affilatissimi, non abbia pubblicato l’espressione usata contro Consolo lasciando che avesse un corso non solo riservato ma unicamente orale. E altrettanto inverosimile appare il cedimento di Sgalambro che usa per sé parole altrui.

E’ pur vero che Consolo ha avuto due anni di tempo per smentire Battiato e non l’ha fatto. Ed è anche vero che l’autore del Sorriso dell’ignoto marinaio era animato da una furente avversione nei confronti di autori anche siciliani, l’ultimo dei quali è stato Andrea Camilleri, bersaglio costante della sua invettiva. Ma una lite con Bufalino, mai trasposta in un giudizio pubblico, durata non più di cinque anni e riconducibile senz’altro a una vicenda del tutto privata, appare davvero improbabile. L’unico con il quale Bufalino ne avrebbe parlato sarebbe stato Di Grado, che l’ha resa nota ma tacendo il nome di Consolo. Battiato ha pensato bene, facendo male, di mettere tutto in piazza per il solo gusto di strappare, da uomo di spettacolo, un applauso.

  1. Adesso si sono congedati tutti e tre da codesto mondo- barzelletta
    tanto avvezzo agli spettacoli se, non alla tristezza della fine .
    Leggo oggi sul quotidiano ” La Sicilia ” che le case un tempo abitate
    da questi nostri piccoli (grandi ) autori sono in rovina o in vendita .
    Quelle che furono le due abitazioni di L. Sciascia messe in vendita
    dagli eredi
    (eredi ??!!)
    e per tacere della fatiscenza del Caos , nonché delle mura ormai sfatte
    del Verga
    e di altri la cui memoria sembra sia dimenticata nell’ordine
    delle cose pratiche che dovrebbero ricondurre alle memoria stessa .
    Li osanniamo mentre lasciamo morire le loro cose .
    Se non è una barzelletta grottesca questa…..??
    I Siciliani ?? Che fine hanno fatto ?? Dove sono ??
    Dove sono ??!!!

  2. Ho lavorato 15 anni con Sciascia: – a parte la classe di Di Grado nel fare pettegolezzi, Consolo aveva un carattere difficile, Bufalino pure oltre ad essere un misogino di provincia. L’ invidia si s a puo toccare anche i grandi. Certamente Di Grado non ne era esente. Una polemica così non serve a nessuno. I tre si incontravano, mangiavano e chiaccheravano con tre caratteri forti e personalità. Ma io non ho mai visto un gesto fuori posto tra loro. Quanto ai siciliani è difficile che siano esenti da invidie. Come diceva amerigo castro è l’ invidia ispanica. Quella di di frado solo pettegolezzo di provincia per chi è costretto a vivere di luce riflessa.

  3. Bagatelle, signor Bonina. A chi vuole che interessino. Non servono a nulla, non Le pare? nulla di epico che possa ispirare un Cantami o diva del Bufalide Gesualdo l’ira funesta….

    .

    • Certo che non servono a nulla, signor Antonino! Ricorda cosa diceva Bufalino della letteratura? E’ insignificanza. Lei che si occupa solo di epica, par di capire, è chiaro che trovi una bagattella questo caso. Però su una bagattella che riguardò Sciascia e Guttuso, finita in tribunale, sono stati scritti libri. Non può ricordarla perché nemmeno quella ha niente di epico.

  4. Io non ho fatto il nome di Consolo, nel documentario: mi sono limitato a citare un esempio dell’arguzia di Bufalino. E tuttavia quel che sfugge all’autore è che Consolo aveva attaccato più volte, pubblicamente se pur indirettamente, Bufalino, colpevole a suo dire di prender premi dalle mani di chiunque, oltre che di produrre letteratura raffinatamente decadente.

    • Di Grado non ha citato nel Dvd “un esempio di arguzia di Bufalino” ma ha inteso sottolinearne il carattere di malpensante in forza del quale Bufalino ha espresso su Consolo un giudizio che Di Grado stesso, giustamente, definiva nel documentario tranchant. E’ vero, come ho peraltro scritto, che Di Grado non ha fatto il nome di Consolo, ma non può non aver riportato a Battiato le parole che Bufalino gli aveva detto in riferimento proprio a Consolo. Quanto agli “attacchi” di questo a quello, non mi sfugge affatto il motivo per cui Bufalino si esprima in tali termini, tant’è che l’ho scritto, ma suppongo che debba essersi trattato di opinioni pronunciate (per giunta indirettamente!) non proprio in pubblico bensì in privato e che valgano quindi quanto le chiacchiere tra amici a tavola. L’opinione di Consolo sul Bufalino scrittore, che è certamente in linea con la sua natura decadente, se per decadente si intende la continuazione in arsi del romanticismo e la migliore stagione del Novecento, è in un’intervista a me rilasciata nel 2004, otto anni dopo la morte di Bufalino e quindi a umori freddi, laddove dice, in tema di analogia tra parole e cose, pubblicamente e non in privato: “La parola deve sempre corrispondere alla cosa, altrimenti è astrazione, avanguardia. Altro discorso è il linguaggio estetico. Pensi a un Bufalino che diceva di usare il registro alto come lingua di bellezza: ma nel suo caso la forma non coincide con il contenuto e le parole non riflettono le cose ma una concezione elitaria di cultura separata dalla società”. Non è un “attacco” ma la considerazione, meditata e moderata, di uno scrittore che, educato a un saldo principio sciasciano di realtà, non poteva mai amare un elusivo, avanguardistico, astratto e appunto decadente Bufalino. Da qui a consegnare alla storia, come ha fatto non Di Grado ma Battiato, una rottura tra i due sulla quale si consumerebbe peraltro l’unità di quella che Silvano Nigro indica come “la grande triade siciliana” è questione che appartiene alla coscienza di ciascuno. Certo, Battiato è un campione di gaffes, ma se Di Grado si fosse tenuto la confidenza di Bufalino così come ha taciuto – onore alla sua signorilità – il nome di Consolo, probabilmente non immagineremmo oggi Sciascia pomo di una discordia e Bufalino e Consolo in taccia di due acide e invidiose zitelle. Che sulla rete mani ignote e morbose oggi scrivano di un Consolo invidioso di Bufalino non dovrebbe fare stare bene quei siciliani che questo hanno permesso cedendo al gusto del pettegolezzo. Credo che a risentirsene non sarebbe stato né Bufalino né Consolo, ma Sciascia. Che tutto avrebbe accettato ma non di finire per essere una fune tirata dai suoi più vicini e omologhi confrères.

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