CROCE E DELIZIE

Il superamento del dualismo anima-corpo, il vero senso filosofico della secolarizzazione

La civiltà occidentale, a partire dalla filosofia che ne costituisce in qualche modo il sapere di sfondo, si è fondata su una gerarchizzazione delle attività umane che ha posto quelle “spirituali” al di sopra delle “materiali”, il pensiero al di sopra della “carne”. Sia la grecità sia il cristianesimo, che sono le due anime costitutive dell’Occidente, presentano questa caratteristica. Ed è questo probabilmente uno degli elementi che ha permesso che storicamente esse si saldassero. Una distinzione rigida e adialettica come quella istituita ad esempio da Luciano Pellicani fra Atene e Gerusalemme da questo punto di vista non regge proprio. Quando poi Nietzsche andò alla ricerca di un’altra grecità, dionisiaca e non apollinea, non fece che confermare questa affinità di fondo: il Dio di Platone è come il Dio dei cristiani un Dio dello Spirito, razionale, eterno, immobile, inconcusso. Con Nietzsche si può dire che l’opera di “smascheramento” di questa “ideologia occidentale” ha raggiunto una svolta indubitabile. E dopo Nietzsche il problema della filosofia è stato quello di ragionare sul nesso fra essere e tempo, ragione e passioni, anima e corpo. E’ in questo orizzonte di senso che va collocato, a mio avviso, anche il tema e la realtà della secolarizzazione. Ovviamente non basta rivendicare semplicemente le “ragioni del corpo”, casomai riproponendo la gerarchia col segno cambiato: positivo è tutto ciò che attiene alla “carne” e negativo il pensiero. Dove muore il re, come bene sapeva anche Nietzsche, muore anche il suddito. Benedetto Croce, da parte sua, si è inserito pienamente nel movimento novecentesco di superamento di ogni astratta contrapposizione fra anima e corpo: il suo non è affatto uno spiritualismo, come qualche storico della filosofia frettoloso ha pure detto. E la sua è sì una “filosofia come scienza dello Spirito”, ma lo Spirito di cui qui si parla è il Geist tedesco, l’orizzonte di senso immanetistico in cui dialetticamente si tengono in tensione gli elementi dell’attività umana. E inglobando anzi il “sistema”, in reciproco rapporto storico e dialettico, non solo una Logica ed un’Etica, ma anche attività umane del concreto e patiche come l’Estetica e l’Economica (una vera “invenzione” crociana), non è da meravigliarsi se poi Croce potesse pubblicare nel 1931 un affascinante saggio intitolato Le due scienze mondane. Economica ed estetica. Scienze che, affermatisi in età moderna, segnano il processo di secolarizzazione all’insegna, per usare la parole di Croce, di una “redenzione della carne”, una “riabilitazione del senso”, una consapevolezza della “terrestrità” o “telluricità” dei più alti valori umani. Per non parlare poi dell’ultima fase del pensiero crociano, di quella riflessione sulla “nuda e cruda Vitalità” che sembra diventare l’architrave di una vera e propria e nuova, seppure solo abbozzata, concezione del mondo. Tuttavia io credo che sia già un concetto presente nell’Estetica del 1901, un’opera a cui arrise un successo direi senza enfasi planetario, ad aprire una fenditura di non poco rilievo a favore di un’dea di superamento dell’astratto dualismo anima-corpo. Mi riferisco a quell’idea, veramente centrale nel corpo dell’opera, secondo cui “in tanto si intuisce in quanto si esprime”. Essa, fra l’altro, sembra quasi prefigurare una riabilitazione della vecchia fisiognomica, disciplina nobile ma portata in discredito dai positivisti lombrosiani, deterministi e adialettici. Ma di questo, e di altro, ragioneremo nei prossimi post. Senza non sottolineare sin d’ora che un logica dell’immanenza che superi il dualismo anima-corpo non potrà che avere come conseguenza una vera e propria rivoluzione nei nostri modi di pensare.

  1. Interpretando Heidegger,la secolarizzazione o (sdivinizzazione) si credeva fosse una cosa esterna al cristianesimo in realtà è un processo interno creato dal cristianesimo stesso o meglio dal cristianesimo occidentale.Una teologia che pretende di definire l’essere in maniera univoca non vale sul piano filosofico:negare assolutezza al nulla ,come fanno le teologie,significa far morire l’essere.Ma il colpo duro contro Dio non consiste nel ritenerlo inconoscibile bensì nell’ innalzarlo a supremo valore.Questo colpo non viene inferto da coloro che non credono in Dio ma dai credenti e dai loro teologi che parlano del più essente degli enti senza mai pensare all’essere stesso.

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