LA BELLA CONFUSIONE

Oscar Iarussi

Giornalista e scrittore

Fabian Society a Sanremo

Ciak, sì Fazio. Avvio in puro stile fabiano ieri sera per Sanremo 2014 (lo so, «Sanremo 2014» pare un ossimoro ). Ordunque, riformismo a gogò nel pistolotto iniziale sulla «bellezza ferita» dell’Italia in bilico come il treno deragliato di recente in Liguria. Non a caso nella direzione artistica sanremese figurano Michele Serra, Francesco Piccolo e altri quarti di nobiltà della sinistra letteraria italiana, come dire una versione aggiornata della pedagogia vagamente socialista della ottocentesca «Fabian Society».
Poi, voilà, l’abile tocco del Fabio temporeggiatore catodico (oltretutto guru di Che tempo che fa) si palesa quando due operai campani vittime della crisi minacciano di lanciarsi nel vuoto dalle impalcature di servizio. Come avranno fatto ad arrampicarsi eludendo la sicurezza e, prima ancora, i prezzi non proprio popolari del botteghino dell’Ariston? Momento drammatico, tuttavia senza pathos, forse perché  deja vu al Festival 1995 quando Pippo Baudo «salvò» un aspirante suicida. Il Bravo Presentatore prende tempo, dà la sua parola alla coppia di tute blu in maglietta bianca: «Sto leggendo la vostra lettera, adesso per favore scendete». Invero Fazio la sunteggia, quindi cede il microfono a Luciano Ligabue, il quale insieme a Mauro Pagani canta Creuza de ma, nel giorno del compleanno di Fabrizio De Andrè (in platea Dori Ghezzi, dopo canterà anche Cristiano). Tocca di nuovo alla lettera degli operai: alcuni stralci echeggiano fra disperazione e distrazione (è l’Italia, bellezza).

Comincia la gara. «Ehi, è Arisa, la lucana, hai visto che occhiali? Te la ricordi Sincerità? Che anno era, il 2009? Si è pure fatta più carina!». Già, ma gli operai? «Quali operai?». Ed è subito «Lucianina» Littizzetto in stile bluebell, sebbene in rosa e mica tanto bell, con le sue innocue volgarità che dovrebbero scandalizzare i benpensanti e strappano qualche sorriso e qualche sbadiglio. Fazio appare in versione plumbea con lupetto nero da kabarett brechtiano della Germania pre-nazista, nonostante lui si presenti: «mi sono vestito da esistenzialista francese». Vero, c’è la Casta Diva Oltralpina, ex madame Accorsì, ritornata sul palco quindici anni dopo il debutto sanremese al fianco di Fabio e, nel 1999, di Ines Sastre a sua volta invitata anche quest’anno (sembra però che Laetitia abbia posto l’aut aut: «O io o lei»). Canta Meraviglioso: «Ma guarda intorno a te / che doni ti hanno fatto /  ti hanno inventato / il mareee». Eguale a Modugno, stessa forza interiore, medesima energia… Va un po’ meglio con un siparietto in stile «Bari, amore mio» e la Casta impegnata a gorgheggiare Ma ‘ndo vai (se la banana non ce l’hai), il festoso motivetto lanciato da Alberto Sordi e Monica Vitti nel film Polvere di stelle girato nel ‘73 al Petruzzelli e dintorni. D’altronde l’estate scorsa l’attrice francese ha girato nel Salento Una donna per amica di Giovanni Veronesi, che esce il 27. Infine, è imbarazzante/accattivante per morbosità il look di Laetitia quando canta Silvano di Enzo Jannacci (alla fisarmonica il figlio Paolo),  svolazzando sul palco in stivaloni a coscia e minigonna.

E Beppe Beppe non lo fa? Tutti aspettavano Grillo da giorni a Sanremo, paventando una sua irruzione/interruzione. In effetti ieri sera lui è arrivato, ha esternato fuori del teatro sul «disastro politico ed economico» provocato dalla Rai (che a dire il vero ci ha messo del suo), si è seduto in platea e amen. Unica concessione alle aspettative dei giornalisti, un breve dialogo «fuori onda» in sala con Fazio. «Appena siamo in onda arrivo!», ha scherzato il leader M5S. «Ti ci metti pure tu? Ma ormai ti hanno superato», ha risposto il conduttore alludendo  alla protesta dei lavoratori.  «Non puoi immaginare quanto mi fa piacere», ha detto Fazio – sempre aggressivo con i potenti, eh Fabio? – riferendosi alla presenza di Grillo, il quale gli ha replicato «Parlami in diretta». E Fazio: «Ora fatemi fare il Festival, altrimenti faccio Ballarò» (oddio, spesso è Ballarò a emulare Fazio).ì

Brivido Ruggiero: sessant’anni suonati, una voce che ancora si impone. E il festival continua con Gualazzi con Tanto ci sei scritta da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro (ma a passare il turno è la seconda canzone di Gualazzi, Liberi o no); quindi gli altri.
Il vero baleno di antichità/modernità (in italiano, vintage) è la danza di Raffaella Carrà, 71 anni, inguainata di nero e con un body della serie «Lady Gaga chi?» ovvero #laetitiastaiserena. Strass sì, stress no. In Raffa e con Raffa lampeggia l’eterno segreto non solo di Sanremo, ma dell’Italia del ritorno al futuro. Dove il passato e il presente si prendono per mano, e Rumor e Renzi si guardano negli occhi, indecisi fra ballare un Tuca Tuca o intonare Fin che la Barca va (astenersi telefonate fasulle a Barca). Così la Carrà invita il governo indiano a liberare i due marò pugliesi e domani la Bonino – se confermata alla Farnesina – potrebbe declamare  A far l’amore comincia tu.

Fino a notte fonda Sanremo è impazzata anche su Facebook e su Twitter. E stamani tutti ad aspettare i dati dell’Auditel: la notizia più attesa nelle fabbriche in crisi, nei bivacchi davanti ai cancelli chiusi, nelle scuole disastrate. Quasi quanto il nome del prossimo ministro della Cultura.

Articolo apparso sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” del 19 febbraio 2014

 

 

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