IL SOTTOSCRITTO

Gianni Bonina

Giornalista e scrittore. Vive a Catania. Ha pubblicato saggi di critica letteraria, romanzi, inchieste giornalistiche e reportage. È anche autore teatrale. Scrive su la Repubblica-Palermo.

Così cambiano le leggi del Signore

Papa Francesco ha stabilito che le coppie irregolari non debbano essere considerate in peccato mortale. Divorziati, risposati e forse anche adulteri possono dunque accostarsi ai sacramenti come quanti non sono caduti in tentazione e sono rimasti fedeli ai dogmi della Chiesa. Se il papa è il vicario di Dio sulla terra, il pontefice non ha che eseguito una volontà divina, per modo che dobbiamo ritenere che è Dio a volere il perdono delle persone non in comunione finora con lui. Ciò rientra nella visione cristiana che annette al perdono un valore non diverso dalla grazia, che è anch’essa una promanazione celeste.

Le cose però si complicano alla considerazione che proprio Dio – infallibile per scienza infusa – possa aver cambiato idea circa la posizione di quanti, nel rapporto con il crisma della fedeltà coniugale e dell’indissolubilità del matrimonio, sono in passato morti nel peccato rispetto a quanti adesso vivono invece nella sua misericordia. E’ bastato un papa con idee nuove per salvarli o la fortuna di essere arrivati a godere della modifica di un dogma perché centinaia di milioni di divorziati possano guadagnare il paradiso mentre miliardi di altri fedeli defunti bruciano nelle fiamme dell’inferno? Quale che sia la risposta, emerge l’immagine di un Dio non solo fallibile ma anche capriccioso, volubile, soggetto a rivedere le proprie decisioni e quindi la propria religione: un Dio che appare molto umano, a immagine e somiglianza nostra, cosa che non può essere concepita se non riducendo Dio a una coscienza antropologica che nulla avrebbe dunque di divino.

Qualche anno fa la Chiesa pensò di abolire anche il limbo, così come ha ipotizzato la soppressione del purgatorio: alla stessa maniera di come modifica le liturgie della messa, il novero dei santi e dei beati, la dottrina canonica e il suo diritto. Ma mentre può essere ammesso un processo di innovazione nella vita della chiesa, che è una entità terrena, è inconcepibile un solo mutamento delle fondamenta del credo cristiano, nel presupposto che né Cristo né Dio, né cioè Dio fatto uomo né l’Essere supremo, possano cambiare quanto hanno per l’eternità sancito come immodificabile.

Le continue modificazioni che la chiesa apporta alla sua dottrina non fa che alimentare quella spinta ateista che si nutre proprio delle risibili contraddizioni in cui la stessa chiesa cade: al punto che sono gli atei a mostrarsi più rispettosi della fede in Dio, perché lo negano, quando i credenti, a cominciare dallo stesso pontefice, indulgono invece a metterne in discussione il verbo – gli insegnamenti dati una volta e per sempre – secondo i tempi, il pensiero del papa in carica, i propri programmi ecumenici e forse i disegni “politici”. Chi dunque ha avuto negata l’assoluzione perché in peccato mortale ed è vissuto finora nell’attesa della dannazione eterna anche perché privato dell’eucarestia, da domani grazie alla nuova enciclica papale può tornare dallo stesso confessore e pretendere di essere assolto perché “la legge del Signore” è cambiata? Se così fosse, chiunque potrà sentirsi autorizzato a persistere nel peccato aspettando una sanatoria, i cui effetti dipenderanno dalla sua permanenza in vita ma che è probabile verranno prima o poi: senza contare che anche dopo la morte si può sperare in un trasferimento dall’inferno al paradiso in analogia – secondo la stessa dottrina della chiesa – a quanti vissero prima della venuta di Cristo e godettero ugualmente della Rivelazione e dei suoi benefici.

Fin quando la chiesa continuerà ad agire nella prospettiva umana – né potrebbe in realtà fare diversamente – e proporrà la vita ultraterrena nei modi di quella terrena, abolendo a piacimento peccati come fossero reati, accettando gli omosessuali e i maghi prima mandati al rogo, è molto difficile dirsi cattolici pur sentendosi cristiani e credersi vicini alla chiesa anziché professare una religione intima e individuale di tipo gnostico. Che in queste ragioni di crisi ci faccia cascare un papa come Francesco, ritenuto degno di essere il vero vicario di Dio, non può che accrescere i dubbi e le preoccupazioni.

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